Una giornata di teoria e una successiva di pratica – il 10 e l’11 ottobre scorso- hanno portato 25 persone appassionate di natura a realizzare uno stagno per gli anfibi a Castelnuovo, in località Santa Margherita.
Ma riavvolgiamo il nastro perché gli attori di questa storia che merita di essere raccontata sono ben più d’uno: circa un anno fa una residente di Castelnuovo, attenta alla natura che la circonda, informa il Sindaco che nei pressi di casa sua ogni primavera lei porta in salvo delle uova di anfibi che trova deposte nei solchi lasciati dai trattori in un campo vicino. Le raccoglie con i secchi e le deposita in alcune piccole pozze d’acqua che si trovano nei pressi e che sembra possano superare i periodi siccitosi.
Il Sindaco informa la Rete di Riserve e nasce così assieme l’idea di creare proprio lì, in località Santa Margherita, uno stagno che possa diventare una “nursery” per rane, rospi, tritoni, ma anche un sito ideale ad esempio per le libellule.
La fortuna vuole che l’area sia un’area abbandonata di proprietà comunale, superando quindi non pochi problemi.
Qui si inserisce il quarto soggetto, oltre alla residente, al Comune e alla Rete di Riserve: è il WWF Trentino-Alto Adige che si rende disponibile a realizzare lo stagno; non solo: nasce l’idea di organizzare un corso di formazione teorico -pratico rivolto a persone interessate all’argomento che possano apprendere come e perché si realizza uno “stagno per la biodiversità” per poi, armati di pala e badile, passare alla fase concreta.
La proposta è stata accolta con entusiasmo perché sabato 10 e domenica 11 ottobre sono stati più di venti i partecipanti alle due giornate.
Molto interessante la parte teorica con i naturalisti Riccardo Muraro e Stefania Dal Prà che hanno affrontato rispettivamente i temi dell’importanza delle aree umide e delle tecniche di realizzazione degli stagni per la biodiversità l’uno e le specie che possono diventare gli abitanti di questi piccoli bacini l’altra.
E poi la giornata di domenica che ha portato alla creazione dell’invaso di una quarantina di metri quadrati su tre livelli per una profondità massima di un’ottantina di centimetri, rivestito di tessuto impermeabile.
La piantumazione di alcune piante di specie igrofile ha completato l’intervento.
Ora non rimane che attendere il riempimento dello stagno, assicurato da un piccolo ma costante apporto d’acqua, e poi l’arrivo auspicato di rane e rospi…
C’è però un altro tassello di questo interessante mosaico, perché una classe della scuola primaria di Castelnuovo si è proposta per collaborare, realizzando in collaborazione con gli ospiti della residenza sanitaria assistenziale “Levico Curae” uno “steccato inclusivo” e una panchina che faranno da corollario allo stagno.