Cosa fare adesso dei castagni?

Un punto di raccolta delle castagne in Bassa Valsugana? Creare una cooperativa ad hoc? Altro?
Dopo il positivo esito del bando della Rete di Riserve per il recupero dei castagni, proprietari e amministratori si pongono la domanda di cosa si può fare per valorizzare la castanicoltura in Valsugana, territorio estremamente vocato in questo senso e che presenta però ancora una grande quantità di piante secolari abbandonate o comunque poco e male gestite.

L’incontro organizzato lo scorso 3 luglio dalla Rete e che ha visto la presenza di una cinquantina di persone fra proprietari di castagni, amministratori e interessati al tema, si è aperto con una breve presentazione del territorio e delle delle attività della Rete per entrare poi nel vivo dell’argomento con Daniela Campestrin, Vicepresidente della Comunità Valsugana e Tesino che ha riassunto i dati del bando: 65 proprietari che hanno richiesto il finanziamento per recuperare complessivamente 300 piante. Ha poi posto l’interrogativo su cosa fare ora per valorizzare la produzione e i castagneti come paesaggio rurale.

Sulla valorizzazione gastronomica della castagna si è soffermato Tommaso Martini, presidente di Slow Food Trentino, che ha ricordato l’esistente di una rete tematica dell’associazione che è dedicata proprio ai castanicoltori e anche quelli della Valsugana, se interessati a scambiare le esperienze con gli altri, possono aderirvi

Serena Menegol, presidente dell’Associazione dei coltivatori di castagne di Roncegno terme ha portato l’esperienza ormai più che quarantennale dell’associazione che collega l’aspetto del mercato contadino a quelli dell’offerta gastronomica e del turismo. i circa 30 soci di oggi conferiscono 30-40 quintali all’anno di castagne, di fatto sufficiente a coprire le necessità della tradizionale “Festa della castagna” di Roncegno. Tra i problemi legati alla castanicoltura ha ricordato la difficile conservazione del prodotto e l’estrema variabilità della produzione nei vari anni.

Ha chiuso gli interventi Luigino Leonardi, presidente della Cooperativa castanicoltori del Trentino-Alto Adige, ripercorrendo la storia della realtà nata nel 1994 con l’obiettivo di mettere assieme i produttori perché solo assieme si riesce ad avere un minimo di forza sul mercato. ha inoltre ribadito l’importanza del valore paesaggistico e identitario del castagno.

Invitata a intervenire, la botanica Francesca Valentini  ha telegraficamente riassunto l’indagine floristico-vegetazionale su otto dei castagneti oggetto di intervento  affidatale dalla Rete di Riserve e che in questi giorni sta concludendo; fra qualche anno sarà opportuno tornare negli stessi luoghi per verificare come cambia la composizione con i diversi metodi di gestione dei castagneti.

Le domande/osservazioni dei partecipanti hanno toccato vari argomenti, come ad esempio i problemi sanitari della pianta, le diverse metodologie di conservazione della castagna e la necessità di lavorare assieme per dare un futuro a questa produzione che è di nicchia ma che in Valsugana potrebbe avere un notevole sviluppo.

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