Dal terreno nudo alle foreste

Nel “Lunedì della Rete” del 5 ottobre a Telve, un appassionato Lucio Sottovia non ci ha solo spiegato l’evoluzione che nei millenni porta un suolo nudo a diventare bosco maturo grazie all’insediamento iniziale di licheni e muschi, poi di vegetazione erbacea, per passare poi agli arbusti, ai primi alberi pionieri e infine, lentamente, al bosco adulto.

Ci ha parlato anche di un’evoluzione che non si ferma qui, perché gli alberi adulti, vecchi, sono destinati a cadere, per mano dell’uomo o per mano della natura.
E nel secondo caso la pianta morta porta nuova vita, con il legno marcescente che ospita funghi, ancora muschi e poi plantule di quella che sarà la prosecuzione del bosco.
In un ciclo che può essere infinito.
Il bosco è però anche gestito dall’uomo per produrre legna da ardere e da opera, con una fame di legname che cresce continuamente in un pianeta sempre più affollato.

E ha sottolineato l’importanza, anzi la necessità, che alcuni boschi vengano lasciati evolvere naturalmente, senza alcun intervento dell’uomo. Questi “boschi vetusti” sono ambienti apparentemente disordinati, ma sono ricchissimi di complessità, di varietà e in questo disordine, in questa confusione ogni bosco trova il suo equilibrio.
In queste condizioni i boschi naturali, hanno anche una capacità maggiore di di resistere alle perturbazioni esterne di un clima sempre più impazzito, a causa dell’uomo.

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