Ghiacciai, ma non solo.
I torrenti delle nostre Alpi nascono dai ghiacciai o, dove questi non ci sono più, da una sorta di ghiacciai nascosti nella roccia, i cosiddetti “rock glaciers“, delle vere e proprie falde di alta quota, una specie di spugna costituita da roccia, ghiaia e spazi vuoti dove il ghiaccio resiste più a lungo che in superficie, grazie alla presenza del permafrost. Sono dei “tamponi termici” che nonostante l’aumento della temperatura esterna, al loro interno rimangono freddi con una temperatura dell’acqua che ne scaturisce che è inferiore ai 2°C.
Ma anche i rock glaciers con il tempo si evolvono e, soprattutto a causa del riscaldamento climatico, il loro contenuto in ghiaccio si riduce.
Guardando con occhio attento sul terreno possiamo però individuare altre strutture del paesaggio che ci fanno capire che lì sotto ci sono degli importanti depositi di acqua: le giovani morene, i ghiaioni (tecnicamente “talus slopes“) o gli argini detritici dei nevai (“protalus ramparts“).
Queste strutture sono anche degli importantissimi rifugi climatici perché qui, e solo qui, vivono alcune specie adattate alle basse temperature, come alcune specie di insetti del genere Diamesa.
Di questo e di molto altro ha parlato Stefano Brighenti, ricercatore dell’Eco-research di Bolzano, nel “Lunedì della Rete” che si è tenuto il 7 settembre a Carzano, in collaborazione con WWF Trentino-Alto Adige, l’amministrazione comunale e l’associazione Amici della baita dei Carzaneri.
Una serata nel corso della quale Brighenti ha toccato anche il tema dell’inquinamento delle sorgenti di alta quota, dove possiamo trovare aumento delle concentrazioni di metalli pesanti come nichel, manganese, alluminio. Un progetto di ricerca su questo argomento sta interessando diverse aree del pianeta e il Lagorai è una delle aree monitorate; possiamo però stare tranquilli perché dalle indagini fatte finora le nostre acque sembrano essere di buona qualità.