La Conferenza dà l’OK al piano 2026-2029

Nella seduta in videoconferenza del 14 luglio scorso la Conferenza della Rete di Riserve del fiume Brenta ha dato il via libera al programma triennale ottobre 2026 – ottobre 2029 proposto dal presidente Claudio Ceppinati.

Il prossimo 5 ottobre scadrà il programma di attività della Rete valido per il periodo ottobre 2023 – ottobre 2026, anche se le attività già avviate potranno proseguire fino a fine aprile 2027.
Per il 5 ottobre prossimo comunque dovrà essere operativo il nuovo programma triennale, cui la Giunta provinciale darà il via libera con un’apposita delibera.
Prima però i 20 Comuni aderenti alla Rete, le due Comunità di Valle (Valsugana-Tesino e Alta Valsugana-Bersntol) e il BIM Brenta dovranno provvedere a loro volta all’approvazione del documento.

L’impostazione del nuovo programma ricalca quella precedente e prevede la prosecuzione di alcune iniziative che si sono rivelate valide, oltre naturalmente all’avvio di nuovi progetti e alla possibilità di individuare in corso d’opera alcuni interventi specifici.
Come nel passato il programma prevede sei diversi tipi di azioni, le stesse sulle quali sono impostati i programmi di tutte le Reti di Riserve:
-il coordinamento e la conduzione della Rete
-gli studi e i monitoraggi
-la comunicazione e la formazione
-lo sviluppo locale sostenibile
-le azioni per la fruizione del territorio
-le azioni concrete di conservazione e di tutela attiva delle aree protette.

Per quanto riguarda il coordinamento e la conduzione della Rete sono previste tre attività:
il coordinamento vero e proprio con i costi del personale impiegato che si occupa di tutta le gestione.
I cosiddetti “progetti di sistema” e qui si proseguirà con la collaborazione con WWF Trentino-Alto Adige che ha portato negli ultimi tre anni ad esempio a organizzare una quarantina di appuntamenti dei “Lunedì della Rete”, oltre a varie altre iniziative.
C’è poi il “forum territoriale” che, mentre nel programma in corso sta vedendo lo svolgimento di un forum tematico sulla convivenza uomo-lupo, nel prossimo triennio vedrà il coinvolgimento delle associazioni dal territorio (e dei singoli che fossero interessati) nel proporre azioni per il futuro della Rete.

Una parte importante riguarda lo studio delle aree protette, che è uno dei cardini delle Reti di Riserve.
Nel prossimo triennio proseguiranno sicuramente i monitoraggi faunistici nelle Riserve locali (ne studieremo tre all’anno), come pure lo studio della presenza degli insetti impollinatori nell’area protetta di Inghiaie e quello dei suoli sull’Altopiano di Vezzena, nella zona interessata dalla presenza della salamandra di Aurora.
Poi dovrebbe rimanere lo spazio per qualcos’altro che potrà emergere nel tempo.

Fin dal suo avvio la Rete di Riserve del fiume Brenta ha puntato molto sulla comunicazione e sulla didattica e la cosa sta pagando, perché l’interesse sulle tematiche affrontate sembra decisamente aumentato nel tempo.
Quindi anche nel prossimo triennio proseguiremo sulla stessa strada ad esempio con le uscite naturalistiche sul territorio, con gli incontri di approfondimento e con la comunicazione tramite i media come la rubrica “RRBNews” e i canali social.
Per quanto riguarda la didattica riproporremo “Adotta una riserva”, l’apprezzato progetto rivolto alle scuole medie, ma ci rivolgeremo anche alla cittadinanza organizzando ad esempio un corso sulla manutenzione dei muretti a secco e stiamo pensando anche un corso di birdwatching.

Lo sviluppo sostenibile è il “secondo pilastro” per così dire delle Reti di Riserve e in questo campo si dovrebbe riuscire a definire nei dettagli con gli allevatori e con APPA il progetto che punta ad attivare una “maturazione accelerata” del letame tramite l’utilizzo di una apposita macchina rivoltatrice, permettendo così di spargere negli appezzamenti letame appunto più maturo e quindi meno impattante sull’ambiente.
Riproporremo poi il bando AMBIENTinRETE per finanziare piccole iniziative di sviluppo sostenibile proposte dalle associazioni del territorio.

La penultima azione è relativa alle “azioni concrete di fruizione e valorizzazione” e riguarda la realizzazione di bacheche e pannelli informativi in alcune riserve, la produzione di materiale cartaceo, la partecipazione alla fiera “Valsugana sostenibile e solidale” e poi, con la parte più sostanziosa del finanziamento, la sistemazione e la messa in sicurezza alcuni percorsi che saranno individuati prossimamente.

Infine abbiamo le attività concrete di conservazione e tutela attiva, che rappresentano la seconda azione sulla quale la Provincia impone di utilizzare una quota sostanziosa del finanziamento. Qui le attività previste sono di quattro tipi: la riqualificazione di aree umide e il miglioramento della biodiversità; la lotta alle specie invasive che proseguirà intervenendo sia su specie vegetali (come la balsamina e il kudzu) che su specie animali come il gambero di fiume. Abbiamo poi destinato dei finanziamenti alla tutela di habitat di pregio come possono essere i prati magri o alcuni boschi e infine proseguiremo con delle attività di tutela di alcune specie animali come ad esempio i pipistrelli e gli anfibi.

Dal punto di vista finanziario nei tre anni sono previsti interventi per un importo simile a quello del triennio precedente: 716mila Euro, 350mila dei quali a carico della Provincia, 75mila da ciascuna delle due Comunità di Valle, 90mila dal BIM Brenta e il resto, 126mila Euro, suddivisi fra i 20 Comuni.

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